Una proposta per l'Università, una risorsa per la città

Il 13 giugno l’Università di Catania ha pubblicato sul proprio Albo Ufficiale (http://ws1.unict.it/albo) un Avviso per la selezione di partner al fine della costituzione di un partenariato speciale pubblico-privato volto alla valorizzazione del proprio patrimonio culturale. La pubblicazione è la conseguenza di una proposta avanzata da Officine Culturali all’Ateneo, ai sensi dell'art. 151, comma 3, del D.Lgs. 50/2016 (“nuovo” Codice dei lavori pubblici).
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UNA COLLABORAZIONE CHE PARTE DA LONTANO
Come molti sanno, tutto nasce circa 9 anni fa: nel 2010 Officine Culturali ha sottoscritto una convenzione che fissava le condizioni per incentivare la fruizione pubblica prima del Monastero dei Benedettini, poi nel 2012 del suo Museo della Fabbrica (le “cucine” con il loro prezioso Archivio) e del Museo di Archeologia e infine, nel 2015, dell’Orto Botanico. Si stabiliva chiaramente che l’associazione aiutasse l’Ateneo a rendere fruibile il proprio patrimonio culturale, visto che le missioni principali delle università erano altre, ovvero la ricerca e la didattica: ma era altrettanto chiaro che tutti gli oneri riferibili alle attività di fruizione (comunicazione del bene e delle attività, costo del personale, materiale informativo, materiale didattico, attrezzature, investimenti) dovessero essere a carico di Officine, ed anche che una parte dei ricavi venisse versata annualmente all’Università, come poi è avvenuto puntualmente.

OFFICINE CULTURALI È MOLTO CRESCIUTA
Sono stati anni intensi, molto impegnativi e al contempo utilissimi per i soci di Officine per capire bene come funziona il mondo del patrimonio culturale con le sue esigenze di tutela e manutenzione, ma anche i bisogni di quelle comunità tanto variegate che con esso vogliono interagire scoprendolo, conoscendolo o utilizzandolo. Sono stati anni di sperimentazione, di acquisizione di competenze e nuove professionalità, di confronto con gli utenti, con le persone, con le comunità, con altri attori e istituzioni nazionali. Oggi 10 soci sono dipendenti a tempo indeterminato di Officine Culturali: operatori culturali che studiano, progettano e conducono quotidianamente le attività programmate, valutandone periodicamente l’efficacia per il benessere collettivo.

COSA È STATO FATTO IN QUESTI ANNI
L’associazione si era prefissata la missione di tutelare il patrimonio culturale di cui poi si è presa cura, di renderlo comprensibile e accessibile. Sono stati coinvolti circa 200.000 partecipanti, in questi anni: di questi circa 60.000 sono stati bambini e ragazzi. Non solo visite guidate, ma anche laboratori didattici, workshop, teatro, incontri tematici, progetti educativi ed inclusivi, sperimentazioni e ricerca. Sono stati osservati con curiosità e pazienza i diversi bisogni manifestati da persone differenti tra di loro, provando a rispondere con gli strumenti che Officine ha adottato, ovvero quelli dell’ascolto, della partecipazione attiva, della “progettazione tentativa” (come amava dire della sua architettura Giancarlo De Carlo, che del Monastero porta la responsabilità del recupero e del riuso), tutto ciò alla continua ricerca di migliori soluzioni ed equilibri che rispondessero sempre meglio alla missione iniziale. Non sempre lo staff di Officine è riuscito a raggiungere quegli obiettivi, ma successi e fallimenti sono stati sempre oggetto di confronto e riformulazione, in un rapporto dialettico continuo tra studio, progettazione, sperimentazione e verifica dei risultati.

DA PARTE ATTIVA DELLA TERZA MISSIONE...
Officine Culturali è stata una sorta di spin-off universitario, seppur non formalizzato. Dell’Ateneo catanese è stata partner di fatto, anche se vincolata da un contratto e quindi controparte di diritto. Da alcuni anni gli Atenei si confrontano con il tema importante della loro Terza Missione, insieme a ricerca e didattica, ovvero la loro capacità di «favorire l'applicazione diretta, la valorizzazione e l'impiego della conoscenza per contribuire allo sviluppo sociale, culturale ed economico della Società»: formazione di qualità, conoscenza, inclusione sociale, partecipazione culturale, nuove economie e occupazione. Lo staff di Officine Culturali ha sempre vissuto il proprio ruolo come una delle azioni di Terza Missione di questo Ateneo, e con esso si è confrontato di continuo su come ampliarne l’efficacia. Su questo e sui suoi musei l’Università di Catania sta concentrando molta attenzione ed un visibile e rinnovato impegno.

… A PARTNER STABILE DELL’ATENEO: UNA PROPOSTA
Oggi, grazie a quella nuova norma prevista dal Codice dei lavori pubblici del 2016, il Comma 3 dell’Art. 151, Officine Culturali si candida come partner dell’Università di Catania, proponendole di essere un soggetto stabile a supporto delle future iniziative di valorizzazione del patrimonio culturale e museale dell’Ateneo, nella cornice della sua Terza Missione.

L’associazione si candida per mettere a disposizione le competenze acquisite in questi anni in termini di gestione, comunicazione e fruizione, per continuare con nuove regole il lavoro fin qui svolto, ma ancora senza oneri per l’Ateneo. Si candida per aiutare questa importante istituzione pubblica nella gravosa responsabilità di prendersi cura del patrimonio pubblico, pronta a continuare a fare ancora investimenti (di tempo, di denaro, di competenze, di lavoro) pur di vederlo sempre più sano, disponibile, accessibile e utile alle pratiche virtuose di cittadinanza e di comunità.

Queste in sintesi le principali attività proposte e le tappe da seguire con l’Università:

  1. il consolidamento dell'esperienza di fruizione e valorizzazione del Monastero dei Benedettini, del Museo della fabbrica (le Cucine) e del relativo Archivio;
  2. il consolidamento di attività di valorizzazione dell'Orto botanico e del Museo di archeologia;
  3. la verifica della fattibilità e della sostenibilità di un progetto di gestione per Città della Scienza;
  4. l’attivazione della gestione degli altri poli museali di Ateneo, tenendo conto della specificità dei siti e delle esigenze di sostenibilità;
  5. la realizzazione di ulteriori attività di sostegno e accessorie per garantire l'integrazione tra i siti del patrimonio in oggetto.

Lo staff di Officine Culturali ritiene che questa sia per l’associazione un'ulteriore assunzione di responsabilità verso il patrimonio pubblico cittadino, di cui i soci vorrebbero continuare a prendersi cura condividendone le scelte con le amministrazioni che lo detengono e con le comunità di riferimento.

UNO STRUMENTO NUOVO E POTENTE
L’Art. 151 potrà diventare per le tante organizzazioni, profit e non profit, che hanno assunto nella propria missione la tutela, la valorizzazione e la pubblica fruizione del patrimonio culturale, un potente strumento di partecipazione alla gestione di beni pubblici di rilevanza culturale e sociale. L’esperimento di Officine Culturali con l’Università di Catania potrebbe dunque costituire un banco di prova per altre esperienze, in un territorio che vede diversi tentativi di collaborazione tra enti pubblici e soggetti privati proprio sul fronte della pubblica fruizione del patrimonio pubblico, della partecipazione e del coinvolgimento attivo dei cittadini.

E ADESSO, COSA SUCCEDE
L’avviso dell’Università relativo alla proposta di Officine resterà pubblicato fino al 28 luglio, periodo durante il quale altre proposte potranno pervenire in tal senso: dopodiché l’Università deciderà se procedere o meno alla costituzione del partenariato. In caso positivo, aprirà con l’associazione il confronto negoziale per definirne le condizioni operative condivise. Dopodiché, in pienezza di accordo sottoscritto, si partirà con una nuova fase, più impegnativa e più sfidante, di piena valorizzazione del rilevante patrimonio culturale dell’Università di Catania.
In queste settimane Officine Culturali proporrà via via alcuni approfondimenti su questa strada intrapresa, per consentire a chi lo vorrà di capirci di più su come funziona questo nuovo istituto del partenariato speciale pubblico-privato per la valorizzazione del patrimonio culturale.

E ora Officine Culturali si rivolge alla propria comunità di riferimento, alle persone con cui i suoi soci e i suoi operatori si sono confrontati continuamente in questi anni, frequentemente o raramente, a distanza o anche indirettamente. Mai come adesso saranno preziose le opinioni su questo delicato passaggio e sul futuro che potrebbe nascerne: l’opinione di chi ha partecipato in un modo nell’altro non solo è importante, bensì è l’unico motivo per cui vale davvero la pena procedere su questa strada, insieme alla tutela di questo importantissimo patrimonio.

Per un maggiore approfondimento vi consigliamo la lettura dell'articolo di Franco Milella per il Giornale delle Fondazioni: Si gioca, finalmente...

Notizia pubblicata il 09/07/2018


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