Oltre l’interno, anche l’intorno: rendere accessibile lo spazio urbano perché la partecipazione culturale non resti un privilegio

di Francesco Mannino

Il 22 novembre 2025, presso la sede dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Catania, in rappresentanza di Officine Culturali ho condiviso con una sala molto affollata di socie e soci dell’Unione un’esperienza ormai storica del proprio lavoro sul tema dell’accessibilità e proposto una riflessione più ampia su come lo spazio urbano possa sostenere – oppure ostacolare – la piena autonomia delle persone con disabilità visiva.
L’intervento che ho tenuto è stato un’occasione per ripercorrere quasi dieci anni di attività al Monastero dei Benedettini e per rilanciare una sfida urbana che riguarda tutta la città.

Vietato NON Toccare: quando il tatto diventa patrimonio comune

La prima parte dell’incontro è stata dedicata al progetto “Vietato NON Toccare”, avviato nel 2016 per rendere il Monastero dei Benedettini più accessibile alle persone non vedenti e ipovedenti.
Il progetto – realizzato insieme a scuole superiori e Università di Catania – aveva coinvolto decine di studenti nella creazione di plastici tattili, bassorilievi e materiali sonori capaci di restituire l’architettura del Monastero attraverso il tatto e l’ascolto. Un’esperienza multisensoriale che aveva trasformato la visita in un processo di scoperta condivisa, aggiungendo di fatto un ulteriore media (il plastico fruibile mediante il tatto).

Gli studenti del Liceo Artistico “Emilio Greco” di Catania (capofila), del Liceo Classico “Marchesi” di Mascalucia e dell’Istituto “Fermi-Guttuso” di Giarre avevano progettato e realizzato materiali tattili (plastici in scala, bassorilievi tattili) e una “brochure sonora” per accompagnare la visita. Durante la fase laboratoriale, erano stati coinvolti anche esercizi immersivi: gli studenti bendati esploravano i chiostri del Monastero guidati da compagni-assistenti, in un’esperienza che ha voluto stimolare fiducia, curiosità, partecipazione.

Un ruolo decisivo lo aveva svolto Lucia Barbera, operatrice culturale non vedente, figura carismatica e competente, che aveva guidato studenti, insegnanti e operatrici orientando scelte, sensibilità e linguaggi. La sua presenza aveva reso quel percorso non solo tecnicamente accessibile, ma anche profondamente umano.
A distanza di quasi dieci anni, il risultato è ancora vivo: il percorso tattile continua a essere utilizzato nelle visite inclusive e, allo stesso tempo, ha costruito un senso di appartenenza sorprendente. Molti dei ragazzi e delle ragazze del Liceo Artistico “Emilio Greco” – che all’epoca avevano modellato plastici e rilievi – tornano oggi al Monastero da adulti, fieri di mostrare ciò che avevano creato.
In un certo senso, il progetto ha introdotto un nuovo “media” nella fruizione del patrimonio: il tatto come forma di osservazione, come linguaggio narrativo e come strumento democratico di accesso alla cultura.

Progettare l’interno, ma anche l’intorno

La seconda parte dell’intervento è partita da un ricordo condiviso: Lucia Barbera ripeteva spesso che l’accessibilità non può iniziare solo sulla soglia di un museo. Un luogo può essere perfettamente accessibile al suo interno, ma se l’ambiente circostante non lo è, la piena autonomia delle persone con disabilità rimane un’illusione.
Da qui la riflessione su Piazza Dante, spazio urbano che introduce il Monastero, e sulle criticità che chiunque si muova con difficoltà visive incontra quotidianamente: marciapiedi occupati da ostacoli, pavimentazione irregolare, traffico non regolato, assenza di percorsi tattili e segnali acustici.
Elementi che, sommati tra loro, trasformano il tragitto verso i luoghi della cultura in un percorso a ostacoli, rendendo inevitabile l’accompagnamento e cancellando quella possibilità di autonomia che è al cuore dei diritti di accesso.
La constatazione è semplice quanto radicale: se la città non è accessibile, nessun luogo della cultura può dirsi davvero accessibile, rendendo la partecipazione ancora un privilegio.

Un’alleanza per Piazza Dante

Da questa consapevolezza è nata una proposta: trasformare Piazza Dante in un esperimento di spazio urbano culturale pubblico di coesistenza tra sogni e bisogni diversi, un “laboratorio” condiviso tra cittadinanza, associazioni e istituzioni per immaginare uno spazio pubblico capace di accogliere bisogni diversi senza gerarchie.
L’idea è quella di costruire una piazza che garantisca almeno “due minuti di libertà”, un’immagine simbolica suggerita dalla presidente UICI Catania Rita Puglisi, che in realtà richiama un obiettivo più grande: consentire alle persone con disabilità visiva di muoversi in autonomia verso i luoghi della cultura e dentro la città.
Uno spazio pensato per chi è più esposto alle fragilità diventi automaticamente uno spazio migliore per chiunque, restituendo alla piazza una funzione culturale, sociale e profondamente democratica. Uno spazio a misura di chi sia fragile o meno, di chi ha una disabilità o di chi non l’abbia, di chi sia sottorappresentata oppure no, sarà uno spazio a misura di chiunque.
L’intervento del 22 novembre ha voluto comunicare del come l’accessibilità non sia un intervento tecnico, ma un processo collettivo che intreccia educazione, urbanistica, cultura e diritti.

“Vietato NON Toccare” ha lasciato un’eredità concreta – un percorso multisensoriale ancora attivo – ma soprattutto una comunità consapevole, composta da studenti, operatori e visitatori. La sfida che oggi si apre riguarda lo spazio urbano: estendere quella stessa cura oltre le mura del Monastero dei Benedettini, verso la città, affinché l’accesso alla cultura non sia uno slogan, ma una possibilità reale, un diritto garantito.

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