Oltre l’8 marzo

di Manuela Lupica

Per me l’8 marzo non è una semplice ricorrenza, né una festa fine a se stessa e rifiuto di considerare questa giornata come la “Festa della donna”.
Sebbene la Giornata internazionale della donna celebri importanti traguardi sociali, economici e politici, non dobbiamo e non possiamo permetterci di considerarla un punto di arrivo. È, piuttosto, un momento di riflessione collettiva: un punto di partenza per impegnarci affinché si raggiunga l’effettiva parità di genere, il reale superamento del divario salariale e, soprattutto, lo sradicamento totale del patriarcato e di ogni forma di violenza sulle donne.

Scrivo da donna fortunata perché all’interno di Officine Culturali, cooperativa sociale della quale sono socia fondatrice e prima direttrice, questo pensiero ha trovato terreno fertile ed è proprio qui che si è alimentato. Alla guida di Officine Culturali ho il privilegio di coordinare un gruppo di lavoro prevalentemente femminile. Non è il risultato di una scelta simbolica, ma  di una cultura organizzativa in cui il valore delle persone viene prima di tutto. In Officine Culturali l’equità e il riconoscimento delle competenze non sono mai stati messi in discussione: fanno parte, da sempre, dei principi su cui abbiamo costruito il nostro percorso, valori che appartengono in modo naturale a tutte le socie e i soci e che trovano nel presidente Francesco Mannino una piena e convinta rappresentanza.

Il mio percorso non è stato solo una sfida professionale ma l’evoluzione naturale di un insegnamento profondo dato da una storia personale specifica in quanto nipote “prediletta” di una nonna “massara” e “matriarca”. Da lei ho appreso che la leadership non è l’esercizio di un potere verticale e ad imitazione della forza del maschio ma è la capacità di tenere insieme i fili, di gestirne le difficoltà, di gestire le risorse ma soprattutto di proteggere la comunità che si coordina. Quella figura femminile, pilastro della famiglia, mi ha insegnato soprattutto la determinazione e l’importanza di “farmi spazio” e “fare spazio” con cura e attenzione verso le esigenze delle altre e degli altri. 

Fare parte di un gruppo di lavoro e di un CDA a prevalenza femminile ed essere la prima direttrice di Officine Culturali per me vuol dire anche tracciare una linea: oggi, guardando al gruppo di donne anche molto giovani che anima questa cooperativa, vedo la mia stessa determinazione ed entusiasmo ma con una maggiore concretezza, necessaria per affrontare le sfide contemporanee perché giornate come l’8 marzo sono anche la conferma che la cultura è strumento di emancipazione, autodeterminazione e terreno fertile dove le donne possono fare impresa guardando al futuro. 

Sogno un 8 marzo che diventi punto di svolta e impegno collettivo contro la violenza di genere e sulle donne che spesso porta al femminicidio che è solo l’ultimo terribile atto frutto del disequilibrio di potere tra i sessi. Per fermarlo non servono né auguri né mimose ma azioni concrete: bisognerà ottenere la parità salariale senza la quale non esiste vera libertà di scelta; bisognerà abbattere le barriere che ancora oggi, in molti contesti, escludono le donne dai vertici delle carriere aziendali o istituzionali; bisognerà far proprio un linguaggio inclusivo che rifletta correttamente la realtà; bisognerà combattere contro la violenza economica che impedisce l’indipendenza e quindi la libertà di interrompere relazioni abusanti; bisognerà infine e cosa più importante introdurre e insegnare l’educazione sesso-affettiva nelle scuole, nei musei e luoghi della cultura, in famiglia, nelle piazze, nei centri aggregativi.

La strada è ancora lunga e le barriere sono spesso invisibili. Eppure, nel mio doppio ruolo di donna e socia di Officine Culturali, sento la responsabilità di abbatterle, attraverso il mio impegno personale e con i progetti socio-educativi della nostra cooperativa. 

L’8 marzo non è una festa: ricordare e celebrare le donne che hanno lottato (e molte di loro perso anche la vita) per ottenere importanti diritti deve essere il punto di partenza per una missione collettiva, un impegno dell’intera società, un impegno di tutti i giorni, non solo delle donne e non solo l’8 marzo.

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2 commenti su "Oltre l’8 marzo"
  1. Pasquale Carlo Tornatore ha detto:

    Grazie per questo articolo, del quale condivido in toto il contenuto, ed in particolare mi ha colpito l’ultima parte dell’ultima frase: “… un impegno dell’intera società, un impegno di tutti i giorni, non solo delle donne e non solo l’8 marzo.”

    1. Comunicazione-OC ha detto:

      Grazie a te!

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