Era una domenica di maggio, il 18, quando veniva inaugurata da Officine Culturali, con il Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Catania e ARAS – Associazione Regionale Apicoltori Siciliani, l’arnia didattica all’interno di un luogo simbolo della conservazione e tutela della biodiversità come l’Orto Botanico di Catania.
L’Orto Botanico dell’Università di Catania oggi si trova in un contesto fortemente antropizzato, il centro storico della città, creando una vera e propria oasi urbana. Inserire un’arnia al suo interno era ed è ancora oggi un modo non solo per arricchire l’esperienza delle persone in visita ma anche uno strumento per approfondire temi ecologici che spesso appaiono lontani da chi ascolta ma che inevitabilmente condizionano la nostra quotidianità.
Tuttavia, portare una colonia di api nel centro di Catania per noi è stato anche molto altro. Abbiamo avuto la possibilità di addentrarci, seppur superficialmente, in quella che è la vita di un apicoltore e capire non solo gli sforzi ma anche le problematiche legate alla gestione di questi animali.
Prima dell’installazione dell’arnia vi erano tanti aspetti da tenere in considerazione come la sicurezza delle persone in visita, gli alti livelli di inquinamento, l’incertezza che le api riuscissero a trovare siti di foraggiamento sufficienti per garantirne la sopravvivenza ma più di tutto, la minaccia della vespa orientale (Vespa orientalis), suo predatore naturale. Infatti, forte dell’abbondanza di cibo che riesce a reperire in città, questa vespa nel periodo estivo presenta un aumento considerevole della popolazione. D’altro canto, bisogna fare anche una piccola considerazione, in natura non esistono specie “cattive” e specie “buone”, esistono solo specie diverse che vivono in uno stesso territorio e che quindi potrebbero interagire tra loro in diversi modi. Quello che noi osserviamo oggi è il frutto di un’evoluzione che ha portato ad un equilibrio non tra “cattivi” e “buoni” ma tra preda e predatore o più in generale tra specie. I problemi, infatti, iniziano a comparire proprio quando sono questi equilibri ad essere intaccati. Questo ci è stato chiarissimo dopo quello che è successo all’arnia che, orgogliosamente, avevamo portato nel cuore di Catania. Infatti, da subito ci siamo resi conto che la presenza della vespa orientale rappresentava un problema importante per le api, tuttavia, il periodo estivo passa con non troppe preoccupazioni in quanto la colonia riusciva a contrastare la sempre più crescente pressione predatoria operata dalle vespe, grazie anche alle strategie messe in atto da Antonino Coco, presidente dell’Associazione Regionale Apicoltori Siciliani. Tutto questo dura fino a fine agosto quando inaspettatamente le vespe riescono ad entrare in maniera massiccia all’interno dell’alveare distruggendo la colonia in poche ore, prima ancora di darci il tempo di un ulteriore intervento. Questo ci ha fatto capire ancora meglio quanto siano importanti gli equilibri all’interno di un ecosistema e, soprattutto, quanto rapido possa essere il declino quando lo squilibrio diventa così grave da non poter più essere ristabilito.

Ma, a questo punto, una domanda sorge spontanea: qual è il ruolo che svolgono le api nel mantenere questi equilibri? Per quanto possa sembrare scontato, non è mai semplice rispondere a questo tipo di domande. Tuttavia, i numerosi studi su questi animali presenti in letteratura scientifica ci danno la possibilità di comprenderne il valore. Infatti, il genere Apis racchiude al suo interno quelli che sono, con molta probabilità, tra gli insetti più importanti e sicuramente più famosi quando si parla di impollinazione. Grazie alle api, sia domestiche che selvatiche, circa il 70% delle specie vegetali mondiali viene impollinato, garantendo circa il 35% della produzione mondiale di cibo. Inoltre, considerando che la comparsa dei fiori ha permesso alle piante che li producono di ottenere un vantaggio evolutivo senza precedenti, grazie alla loro capacità di attirare animali impollinatori che ne garantissero il successo riproduttivo, e che oggi queste piante, ovvero le angiosperme, costituiscono tra l’80% e il 90% di tutte le specie vegetali, occupando circa il 90% della superficie terrestre, è facile rendersi conto che la perdita, anche solo parziale, di questi animali provocherebbe danni sostanziali agli equilibri di interi ecosistemi, macro o micro che siano.

Nonostante la perdita della colonia, il progetto non si è fermato. Dopo un periodo di valutazione e riorganizzazione, una nuova famiglia di api è stata introdotta nell’arnia dell’Orto Botanico: un impegno rinnovato verso la tutela di queste preziose alleate della biodiversità. Oggi, più di ieri, lavoriamo affinché sia garantita la loro sicurezza e continuiamo a monitorare la colonia con attenzione, così da prevenire il ripetersi delle criticità vissute in passato. La presenza dell’arnia didattica continua ad arricchire l’esperienza delle persone di ogni età che scelgono di visitare l’Orto Botanico, offrendo non solo l’opportunità di avvicinarsi alla straordinaria società delle api, ma anche uno strumento concreto per comprendere l’importanza della biodiversità e dei delicati equilibri che regolano la natura.
Nell’Orto Botanico le piante non sono semplicemente elementi decorativi: formano comunità che interagiscono tra loro e con l’ambiente circostante. Con l’arrivo delle api, a questa rete ecologica si aggiunge un nuovo tassello: una comunità animale che dialoga con quella vegetale in un continuo scambio di risorse ed energia. In questo luogo, dove la natura vive nel cuore della città, il rapporto tra piante e api diventa anche un invito a riflettere sulle nostre comunità, sui legami che ci uniscono e sull’importanza di prenderci cura gli uni degli altri, per garantire un futuro più equilibrato e sostenibile per tutti.


